I cantori pietrini, denominati "ladatùri", lo intonavano per tutto il periodo Quaresimale, in particolare il mercoledì ed il venerdì dopo la S. Messa mattutina celebrata prestissimo, alle ore 4:00, per consentire ai contadini di partecipare.
La ricerca di padre Filippo Marotta, studioso di tradizioni locali, rileva che quarant'anni addietro, si contavano circa cinquanta gruppi di "ladatùri".
La registrazione, effettuata nel 1995, durante la processione del Venerdì Santo, evidenzia la crisi in cui versa la "ladàta"; infatti, nell'esecuzione si alternavano due voci soliste, accompagnate da pochi elementi del coro.
I versi qui di seguito riportati, riguardano alcune strofe del canto registrate con difficoltà in itinere, sotto le fasce di lino bianco "Du Signuri di li Fasci", dove si erano soffermati momentaneamente i cantori.
La prima voce solista esegue due versi, il secondo dei quali è ripreso dalla "contravuci", secondo cantore solista.
Il canto è fortemente melismatico, ed in una registrazione effettuata un anno prima rispetto a questa che qui presentiamo, si evidenzia un terzo cantore solista che si alterna agli altri due.
I Confrati della Confraternita Maria SS. del Soccorso e degli Agonizzanti nel 2001 hanno voluto, con caparbietà, salvare e tramandare anche questa antica espressione di canto popolare.
*** Testo originale in dialetto
A Maria si chiamà nostru Signùri,
cci dissi: "Matri mia, mi nn'haie jiri."
"Figliu, unni và tu di tantu amùri,
cunfùrtu, spranza mia, nun tardu a bbinìri."
"Avìti paciénza di li ma dulùra!"
"Ca tassàta pacienza vugliu avìri!"
"Ti nni và, figliu? A ccu mi raccumànnu?
Cumu, sula mi lassi e vo' partìri?
Ca tu sulu mi circhi e m’addimmànni.
Sula senza di tia unn’haie jiri?
Nun vugliu ca t'arràssi di na pidàta.
Figliu unni va tu vugliu vinìri.
Camìna 'nzimi e m'inzìgni la strata;
unni finisci tu, vugliu murìri!"
*** Traduzione in Italiano
A Maria si rivolse nostro Signore,
le disse: "Madre mia, devo andare."
"Figlio amoroso, dove vuoi andare,
conforto, speranza mia, non ritardo a venire."
"Abbiate pazienza dei miei dolori!"
"Devo avere pazienza perché mi viene imposta!"
"Te ne vai, figlio, a chi mi rivolgo?
Ma come, mi lasci da sola e vuoi partire?
Che tu solamente, chiedi e cerci di me!
Da sola, senza di te dove andrò?
Non voglio che ti allontani nemmeno di un passo.
Figlio dove vai tu voglio venire anch'io.
Camminiamo insieme e indicami la strada;
dove arrivi tu, voglio morire anch'io!"
- Testo a cura di Pino Biondo, tratto dal sito "Ennavivi".
- Foto tratte dalla pagina facebook "Lu Signuri di li fasci".

